Perché il bambino piange e fa i capricci più con la mamma?

A cura della psicologa Dott.ssa Antonella Sagone

time

Tempo di lettura 3 min

freccia indietro Indietro
blob
bimbo-dorme
bimbo

Succede a volte che i bambini siano più nervosi o piangano di più con la persona che più costantemente si prende cura di loro. Ad esempio, la mamma rientra dal lavoro e il bambino, fino ad allora tranquillo con la tata o con i nonni, si scioglie in pianto, e incomincia a puntare i piedi e chiedere questo o quello.


Ma come, viene da dire alla mamma, io che mi dedico con amore e pazienza a lui tutto il tempo, vengo ricambiata con bizze, rifiuti, pianti? E invece con il papà / i nonni / la tata, che lo vedono solo ogni tanto e che nemmeno si dedicano più di tanto a lui, sembra più felice, sereno, affettuoso? La mamma, o comunque la persona che si prende abitualmente cura del bambino, si sente perciò disorientata, mortificata, delusa. Si chiede dove può avere sbagliato. A volte anche gli altri attorno a lei ci si mettono, suggerendo che è colpa sua se il bambino è capriccioso. “Lo fa solo con te… sei tu che lo vizi!”. La mamma si sente insomma poco ricambiata, la sua dedizione al bambino non riceve sufficiente riconoscimento.

Le apparenze però possono, in questo caso, ingannare. Il papà o la tata non debbono, come la mamma, conciliare il tempo passato piacevolmente col bambino con le faccende di casa, le commissioni fuori casa, magari il lavoro, il compito “educativo” in sé che fa sentire al genitore di riferimento la responsabilità e il peso di ogni decisione riguardo a come accudire suo figlio. Il papà invece arriva al momento predefinito, già organizzato, col bambino magari lavato vestito e sistemato, e non deve far altro che giocare con lui in modo spensierato. Può tendere, proprio perché il suo tempo con il bimbo è raro e prezioso, a “farlo contento” ed evitare ogni conflitto, dicendogli sempre di sì senza porsi problemi riguardo alle “conseguenze” delle sue azioni. Il bambino può apprezzare questo spazio con il papà, ma non solo perché non viene mai contraddetto, anche perché magari è uno spazio più spensierato, rilassato, indisturbato, rispetto al tempo che trascorre con la mamma, che invece cerca, come tutte le donne, di far entrare le cose le une nelle altre, di portare avanti tanti impegni contemporaneamente.

Ma c’è anche un altro aspetto. Proprio perché la mamma c’è sempre, e la sua disponibilità è a 360 gradi, suo figlio le concede di vedere anche gli aspetti meno “belli” di sé. cioè, sente di potersi lasciare andare con lei, perché la mamma lo accetta sempre, persino quando è arrabbiato o piange; persino quando il bambino la rifiuta sa che non verrà a sua volta rifiutato.

Con gli altri si comporterà “bene” perché sente che hanno meno pazienza e accettazione, ma la mamma lo capisce comunque, e si può lasciare andare a essere se stesso, anche nel momento del malumore.

La mamma, o comunque il genitore di riferimento, non si deve crucciare eccessivamente di questi momenti di rifiuto o malumore: non sono che momenti. La sua presenza, solida e amorevole, è quello che resterà sempre profondamente inciso nell’animo del suo bambino.

Le indicazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e il lettore. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti.